La Commissione Pratica Clinica della Federazione Mondiale di Musicoterapia (World Federation of Music Therapy), nell’ambito del Congresso Mondiale di Musicoterapia di Amburgo (1996), ha elaborato la seguente definizione:

 «La Musicoterapia e l'uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, e armonia) per opera di un musicoterapista qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all'interno di un processo definito per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l'apprendimento, la mobilizzazione, l'espressione, la organizzazione ed altri obiettivi terapeutici degni di un rilievo nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi. La musicoterapia si pone come scopi quelli di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell'individuo in modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale e/o interpersonale e, conseguentemente, una migliore qualità della vita attraverso la prevenzione, la riabilitazione o la terapia»[i].

 

«La Musicoterapia è quella disciplina che utilizza il suono, la musica, e il movimento per provocare effetti regressivi e aprire canali di comunicazione, con l’obiettivo di attivare, per loro tramite, il processo di socializzazione e di inserimento sociale»[ii] . (Benenzon)

 

«Prima ancora di essere considerata una disciplina […], la musicoterapia si propone come una “pratica”, a carattere interdisciplinare e transdisciplinare […]»[iii]. (Pier Luigi Postacchini)

 

«La musicoterapia è una metodologia che si affianca ad altre di tipo medico, psicologico e riabilitativo in un quadro di presa in carico globale del paziente»[iv]. (Luisa Lopez)

 

Queste sono alcune delle tante definizioni che sono state formulate per delineare questa materia.

La musicoterapia può essere considerata come un intervento riabilitativo basato su modalità e tecniche di comunicazione proprie del contesto non-verbale; questo permette di trovare e utilizzare capacità espressive diverse da quelle convenzionali.

Essendo la musica uno dei principali mediatori di contenuti[v], l’operatore che lavori in campo musicoterapico potrà sfruttare l’elasticità di questa disciplina per entrare in relazione ed instaurare una comunicazione, di qualsiasi natura essa sia[vi].

Molti studi hanno dimostrato il duplice effetto psicoterapico della musica sia nell'ambito fisiologico che psichico. La musica evoca sensazioni, stati d'animo, può far scattare meccanismi inconsci e aiuta a rafforzare l' io. Può aiutare a sbloccare repressioni e resistenze, permettendo agli impulsi ed ai complessi che producono conflitti e disturbi neuro-psichici di affiorare a livello di coscienza.

 

 

Bambini e adolescenti:

 

La Musicoterapia è una tipologia di approccio alla persona che utilizza la vibrazione, il suono, la musica, come mezzo di comunicazione per intervenire a livello educativo (es. integrazione), preventivo (es. prenatale), riabilitativo o terapeutico, in molteplici situazioni patologiche o parafisiologiche, a sostegno delle tradizionali terapie mediche. I campi di applicazione sono diversi, tanti quante le patologie che affliggono la relazione, l’emotività, la sensorialità: autismo, ADHD, DSA, disturbo della condotta, sindrome di Down, disturbi del comportamento alimentare, disabilità motorie, ritardo mentale, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, …  

Alla base della pratica musicoterapica troviamo i seguenti principi:

  • l’ utente è parte attiva della terapia;
  • centralità del rapporto di fiducia e accettazione incondizionata rispetto all’utente;
  • adattamento e personalizzazione della tecnica volta per volta;
  • scambio reciproco di proposte tra utente e musicoterapeuta;
  • creazione di un legame tra il musicoterapeuta e l’utente grazie al suono.

 

Solitamente il trattamento musicoterapico non necessita di alcuna competenza musicale dei soggetti coinvolti. Gli incontri possono essere individuali o di gruppo e rivolti a tutte le età. Normalmente quando lavoro utilizzo quella che viene chiamata Musicoterapia attiva[vii] che ha come scopo principale quello di creare la comunicazione. E’ un metodo molto utilizzato sia con bambini, che con adulti. Il dialogo e la comunicazione vengono stimolati da un mediatore sonoro, che permette all’individuo di manifestarsi, di esprimersi e di essere accettato dagli altri e integrato nel gruppo.

La musicoterapia consente di strutturare esercizi-gioco che favoriscano l’acquisizione e il consolidamento di competenze, il tutto in uno contesto piacevole e divertente per l’utente.

Gli obiettivi specifici di un percorso di questo tipo variano a seconda del tipo di patologie presenti, delle età e del numero dei partecipanti.

 

 

Utenti terza età, Alzheimer, Parkinson:

 

La musica è un mezzo di comunicazione anche là dove le parole divengono inaccessibili. Essa permette infatti di comunicare attraverso un codice alternativo rispetto a quello verbale. Le stimolazioni musicali possono suscitare miglioramenti nella sfera affettiva, motivazionale e comunicativa. La si impiega in diverse problematiche come prevenzione, riabilitazione e sostegno, al fine di ottenere una maggiore integrazione sul piano intrapersonale ed interpersonale, un migliore equilibrio e l’armonia psico-fisica. Oltre a permettere la manifestazione della propria espressività, la musica è una disciplina mentale che ha bisogno di ordine, di attenzione e concentrazione e quindi un ottimo strumento per stimolare l'anziano a mettersi in gioco.

In letteratura esistono numerosi lavori che testimoniano la validità e l’efficacia dell’impiego della musica su utenti affetti da demenza, come ad esempio l’articolo di Bryant e Fernald, pubblicato sul “Geriatric Nursering”, che già nel 1997, pose la musicoterapia tra i metodi alternativi alla contenzione fisica di un demente[viii]. La musicoterapia è una disciplina che si colloca a pieno titolo fra le strategie terapeutiche non farmacologiche[ix] e quindi, come sostiene Luisa Lopez, la si può considerare come «una metodologia che si affianca ad altre di tipo medico, psicologico e riabilitativo in un quadro di presa in carico globale del paziente»[x]. Inoltre può essere considerata come un intervento riabilitativo basato su modalità e tecniche di comunicazione proprie del contesto non-verbale; questo permette di trovare e utilizzare capacità espressive diverse da quelle convenzionali.

Nelle demenze, come afferma il noto musicoterapeuta Alfredo Raglio, l’intervento musicoterapico «si propone come principale finalità una riduzione dei disturbi comportamentali e psichici manifesti e un mantenimento delle abilità cognitive residue attraverso un processo di relazione basato sulle “sintonizzazioni affettive” e sui processi di organizzazione e (co-) regolazione emotiva»[xi].

Si può essere concordi anche con quanto affermato dalla dott.ssa S. Gentile: «La stimolazione sensoriale può essere […] via di comunicazione attraverso la quale il malato di Alzheimer può riaprirsi e tornare in relazione con ciò che lo circonda, riportando una condizione di seppur temporaneo benessere»[xii].

J. Alvin, una grande esponente della musicoterapia internazionale, parla della musica definendola «un’arte sociale con un grosso potenziale comunicativo che riguarda allo stesso modo le persone sane e quelle malate o handicappate»[xiii].

 

L’intervento di musicoterapia per utenti della terza età, per quelli affetti da morbo di Parckinson e in particolare per malati di Alzheimer, mira a raggiungere:

 

  • l’interazione con gli altri e la socializzazione;
  • modificazione della stato umorale della persona e contenimento delle manifestazioni d’ira e di stati di agitazione;
  • contenimento dell’aggressività, del Wandering (vagabondaggio afinalistico) e degli stati ansioso-depressivi;
  • accrescimento dell’autostima e della considerazione di se stessi;
  • riattivazione della memoria musicale ed “emozionale” attraverso un percorso storico sonoro-emotivo (recuperare il presente attraverso la rivisitazione e la riappropriazione dei ricordi);
  • l’accelerazione nel recupero della parola negli afasici;
  • una maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante e un maggiore coinvolgimento con esso;
  • il recupero dell’attenzione, favorendo l’apprendimento e la concentrazione;
  • il processo di ascolto;
  • un comportamento musicale attivo (cantare o suonare uno strumento), per favorire il mantenimento della abilità motorie, anche attraverso movimenti semplici del corpo;
  • il contatto con la realtà;
  • l’auto-motivazione, favorendo il rilassamento e, stimolando la libere associazioni, la liberazione di emozioni e di attitudini inconsce;
  • la costruzione di una relazione empatica tra musicoterapeuta e paziente.

 

Quindi, in sintesi, la musicoterapia fa parte dei metodi che propongono un intervento riabilitativo basato su nuove modalità e tecniche di comunicazione, proprie del contesto non-verbale, che permette di utilizzare capacità espressive diverse da quelle convenzionali.

 

Notevole efficacia nel:


 

  1. rallentare il decadimento mentale

  2. controllare i disturbi comportamentali

  3. mantenere le abilità funzionali

  4. migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro famigliari

 

Personalmente mi baso principalmente sull’utilizzo della musicoterapia musico‐centrata[xiv], la quale ha come obiettivo primario quello di coinvolgere la persona nell’esperienza musica le e facilitarne la partecipazione e l’espressione di sé nella musica.

La musica diviene, così mediatrice e mezzo comunicativo, stimolando la creatività, i processi espressivi e relazionali dell’utente.

Il “fare musica” (detto anche “musicing”) permette ad ogni persona di utilizzare tutti i canali espressivi possibili, siano essi di carattere motorio o, semplicemente, di pura emissione vocale.

L’aspetto emotivo va di pari passo con la partecipazione e interazione nel fare musica. Tali parametri danno un feed‐back importante (soprattutto nel modello musico‐centrato) al musicoterapeuta, relativamente all’efficacia della sua azione terapica durante il “fare musica”.

Il dialogo e la relazione nella musica sono elementi fondanti del trattamento musicoterapico che utilizzo. In questo tipo di azione è molto importante l’oggetto mediatore, che va calibrato sulle caratteristiche e i gusti musicali di ogni paziente.

 

 

 

[i] Cfr. http://www.musictherapyworld.net; K. E. BRUSCIA, Definire la musicoterapia - Percorso epistemologico di una disciplina e di una professione, Roma, Ismez, 1993.

[ii] Benenzon R., Wagner G., De Gainza V.H., 1997, La nuova musicoterapia, Roma, Il Minotauro

[iii] Tratto da (a cura di) A. RAGLIO, Musicoterapia e scientificità: dalla clinica alla ricerca, Milano, FrancoAngeli, 2008, pp. 105-118.

[iv] Ivi., pp. 119-124

[v] F. CANARINI, Mediatori in Sinergia. Per un processo di integrazione in università. Atti del Convegno (Verona, 29 Maggio 2010), Verona, QuiEdit, 2010.

[vi] F. LAROCCA , Nei frammenti l’intero. Una pedagogia per la disabilità, Milano, ed. Franco Angeli, 1999.

[vii] Di contro esiste anche la Musicoterapia passiva (ricettiva) che consiste nell’ascoltare una musica appositamente composta o scelta dal terapeuta. Il primo comporta una diretta manipolazione di uno o più strumenti musicali e si esprime attraverso tecniche improvvisative; il secondo sfrutta l’ascolto musicale all’interno di un programma di intervento (Gilardone, 2005, p.19). Durante il IX Congresso Mondiale di Musicoterapia tenutosi a Washington nel novembre del 1999 sono stati riconosciuti cinque modelli di musicoterapia, di cui i primi due di natura recettiva e gli altri tre di natura attiva:

  • Musicoterapia dell’Immaginario Guidato (GIM) Helen Lindquist Bonny
  • Musicoterapia Comportamentista Clifford Madsen
  • Musicoterapia Creativa Paul Nordoff-Clive Robbins
  • Musicoterapia Analitica Mary Priestley
  • Musicoterapia su scuola di Benenzon 
 Rolando Benenzon

[viii] L. ESPANOLI, Alzheimer: Idee per la qualità della vita – Dal problema del disorientamento cognitivo al campo infinito delle possibilità, Dogana, Maggioli Editore, 2012, p. 32.

[ix] A. RAGLIO, La musica come strategia terapeutica nel trattamento delle demenze, in musica&terapia n°14, a cura di G. Manarolo, Casalnoceto (AL), luglio 2006, p. 54.

[x] A. RAGLIO, Musicoterapia e scientificità: dalla clinica alla ricerca, Milano, Francoangeli, 2008, pp. 119-124.

[xi] A. RAGLIO (a cura di), Musicoterapia e demenze: riflessioni teoriche e applicative, Aosta, Le Château Edizioni, 2007, p. 10.

[xii] S. GENTILE, La cura che passa attraverso la ricerca di vie di comunicazione alternative: le terapie non farmacologiche della demenza, in Le cure musicali - Applicazioni musicoterapiche in ambito psichiatrico, a cura di Gerardo 
Manarolo, Torino, Cosmopolis, 2012, p. 296.

[xiii] J. ALVIN, Problematica sociale e ruolo della musicoterapia, in Animazione musicale e disadattamento, a cura di G. L. Zucchini, Guaraldi, Rimini-Firenze, 1976, pp. 63-65.

[xiv] Cfr. dispense di P. A. CANEVA: Professore di Musicoterapia del corso Biennale di Musicoterapia presso il conservatorio di Verona “La musicoterapia musico‐centrata”. La Musicoterapia Musico‐Centrata ha origine dall’opera dei suoi “padri fondatori” Paul Nordoff e Clive Robbins. Le loro tecniche e le teorie fondanti il loro approccio alla musicoterapia sono, infatti, incentrate sulla musica. «L’obiettivo primario della pratica musico-­‐ centrata è quello di far sperimentare esperienze ed espressioni tipiche e specifiche della musica, di coinvolgere il paziente nello stato di musicing (Concetto elaborato da David Elliot nel 1995 di musica come “musicalità in azione”)».

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